Aristotele
Aristotele (384 - 3 AC - 7 marzo 322 AC) fu uno dei maggiori filosofi dell'antichità.
Assieme al suo maestro Platone è considerato uno dei
più influenti pensatori della tradizione
filosofica occidentale.
I tre maggiori filosofi greci dell'antichità furono Socrate, Platone e Aristotele.
Questa triade di maestri ed allievi
trasformò profondamente la tradizione filosofica precedente, tanto che essa
viene ora chiamata pre-socratica.
Giacché Socrate non lasciò scritti, le opere che costituiscono la base della
tradizione occidentale seguente sono quelle del suo allievo Platone e quelle di
Aristotele.
Le loro opere, seppur connesse per molti
aspetti, differiscono profondamente per stile e contenuti. Platone scrisse
dialoghi filosofici ed alcune lettere, mentre di
Aristotele sono giunti fino a noi soltanto i trattati, rivolti alla sua scuola,
il Liceo, e scritti probabilmente come lezioni per
gli allievi. Si ha notizia anche di alcuni dialoghi scritti da Aristotele e
destinati alla pubblicazione, ma di questi ci sono pervenuti soltanto alcuni
frammenti.
Tra le opere più importanti a noi pervenute possono annoverarsi l'Organon
, che raccoglie le opere di logica, la Fisica, il trattato Sull'Anima, la Metafisica, l'Etica Nicomachea, la Politica, e la Poetica.I dialoghi di Platone si occupano di vari argomenti, dalla teoria
della conoscenza all'etica applicata, presentando spesso una visione sinottica
di etica, metafisica, conoscenza e la vita in generale. Diversamente,
in Aristotele è possibile rinvenire una visione
settoriale del sapere, in base alla quale ogni scienza studia indipendentemente
dalle altre il suo oggetto, a partire dai suoi principi propri e in base al suo
metodo particolare.
In Platone, inoltre, concetti dominanti sono che la conoscenza
acquisita attraverso i sensi è confusa e incerta, mentre la conoscenza vera e
stabile si può ottenere attraverso la ragione diretta alle Idee che trascendono
il mondo fisico. L'anima può conoscere le idee, le forme pure, essenziali, di
cui gli oggetti nel mondo fisico non sono che pallide
ombre. Questo tipo di conoscenza si può ottenere in tutte le discipline,
dall'etica alla geometria. In un certo senso Platone può essere considerato un razionalista ed idealista.
Aristotele, al contrario, considerava la conoscenza acquisita tramite
i sensi di gran valore, e, soprattutto nelle opere di zoologia, potrebbe
addirittura essere considerato empirista. Per molti aspetti può non essere
esagerato asserire che Aristotele pose le basi per lo sviluppo, secoli dopo,
del metodo scientifico
di ricerca empirica. Alcuni studiosi sostengono inoltre che, nelle opere il cui
metodo non è strettamente legato all'indagine empirica (ad esempio nel campo
dell'etica, della metafisica e della trattazione generale della fisica),
Aristotele procederebbe essenzialmente indagando e discutendo le opinioni
comuni, con una particolare attenzione alla formulazione linguistica di queste.
Da questo punto di vista, il metodo aristotelico sembrerebbe anticipare quello
della filosofia analitica.
Aristotele nasce a Stagira, una città situata nella Penisola Calcidica,
nella parte settentrionale della Grecia, secondo Diogene Laerzio nel 384/3 AC, secondo altre fonti
nel 371 AC; delle due cronologie, quella accettata da
quasi tutti gli studiosi è la prima.
Figlio di Nicomaco, medico personale di Aminta III, re di Macedonia, Aristotele rimane orfano in tenera età
ed è affidato alle cure di Prosseno di Atarneo. All'età di diciassette anni (nel 367 AC in base alla cronologia di Diogene Laerzio, nel 354 AC in base alla
cronologia più "bassa") si trasferisce ad Atene,
per studiare in quella che era una delle scuole più prestigiose del suo tempo,
l'Accademia fondata da Platone. Nel periodo di permanenza nell'Accademia, Aristotele diventa un docente, tiene dei
corsi di retorica e dialettica ed è probabile che si dedichi anche alla stesura
di alcune opere.
Nel 348/7, anno della morte di Platone, nel momento in cui il filosofo Speusippo viene
designato a succedere al maestro nella direzione della scuola, Aristotele
abbandona l'Accademia assieme a Senocrate. Ha inizio così il
periodo dei viaggi: Aristotele soggiorna prima ad Atarneo, presso il tiranno Ermia, poi a Mitilene,
nell'isola di Lesbo; in questo periodo si dedica alla ricerca e forse anche
all'insegnamento (secondo Jaeger avrebbe fondato ad Asso,
assieme ai filosofi Senocrate, Erasto, Corisco una sorta di succursale dell'Accademia).
Nel 343 AC, viene chiamato a Pella la capitale del regno di Macedonia, presso la corte di Filippo, come tutore del futuro re Alessandro. Nel 335 AC/334 AC torna ad Atene, dove fonda la sua scuola, il Liceo, alla cui organizzazione e direzione si dedicherà per gran parte del resto della sua vita. Alla morte di Alessandro Magno (323 AC), un sentimento antimacedone si diffonde per tutte le città della Grecia. Di questo sentimento fa le spese lo stesso Aristotele, che viene rinviato a giudizio con l'accusa di empietà. Con un comportamento diverso da quello tenuto a suo tempo da Socrate, fugge da Atene, per andare a rifugiarsi a Calcide, nell'Eubea
, dove muore nel 322 AC.Se si confronta la lista dei titoli presenti in una qualsiasi
edizione moderna delle opere di Aristotele (tutte quante riconducibili
all'edizione di Bekker) con i cataloghi più antichi a
nostra disposizione (quello presente nelle Vite dei filosofi di Diogene Laerzio e
quello attribuito ad Esichio)
ci si rende conto che la gran parte delle opere conosciute nell'antichità come
aristoteliche è andata perduta. Senza entrare nel dibattito, antico e più
recente, sulla questione, ci si può limitare ad asserire che, già a partire dai commentatori antichi, il Corpus Aristotelicum era suddiviso in due grandi gruppi di
opere: quelle essoteriche, soprattutto dialoghi, destinate alla
pubblicazione (e, secondo studiosi come Jaeger, da ricondurre alla fase più
antica, essenzialmente platonizzante, del pensiero
aristotelico); quelle esoteriche, destinate alla scuola, collegate
direttamente all'attività di insegnamento di Aristotele nel Liceo (come
libri di testo o forse come appunti a partire dai quali Aristotele teneva le
proprie lezioni).
La storia di questi due gruppi di opere è singolare: nei primi
tre secoli a.C, mentre
le opere essoteriche sono lette e conosciute, di quelle esoteriche non vi è
praticamente nessuna traccia; secondo una tradizione che oscilla tra la storia
e la leggenda, queste ultime sarebbero rimaste nascoste per diversi secoli: il
primo successore di Aristotele alla guida del Liceo,
Teofrasto, alla propria
morte, avrebbe infatti lasciato in eredità la biblioteca della scuola
(contenente anche le opere del Maestro) a Neleo
di Scepsi, forse per assicurare a questi la sua successione come capo della
scuola. Il successore di Teofrasto,
tuttavia, fu Stratone di Lampsaco
e a quel punto Neleo avrebbe lasciato il Liceo,
portando con sé la biblioteca. Le opere di Aristotele sarebbero dunque passate
nelle mani degli eredi di Neleo e, secondo la
tradizione, per un certo periodo di tempo sarebbero
rimaste nascoste in una cantina.
La tradizione riporta anche che alla fine del II secolo a. C.,
un certo Apellicone di Teo avrebbe
acquistato le opere e ne avrebbe tentato una prima
edizione. Sappiamo comunque che nell'86 AC, nel momento in cui Silla
conquista Atene, le opere giungono a Roma e, per mano del grammatico Tirannione, passano nelle mani di Andronico di Rodi
a cui si devono la sistemazione, l'ordinamento e la prima
fondamentale edizione delle opere esoteriche di Aristotele (tra il I secolo AC e il I secolo d.C.). L'edizione di Andronico
e la sua diffusione determinano, da un lato, una rinascita dell'aristotelismo
nei primi secoli d.C;
d'altra parte, gradualmente, danno luogo all'oblio delle opere essoteriche, che
vengono dimenticate e che oggi sono in larga parte perdute.
Il celebre detto di Alfred North Whitehead, che la storia della filosofia
sia una serie di annotazioni all'opera di Platone, potrebbe essere anche
applicata all'opera di Aristotele, considerando il numero di commentari antichi
e moderni alle sue opere.
La storia delle opere di Aristotele dalla sua morte fino al primo secolo AC è alquanto
oscura. Leggenda vuole che la biblioteca personale di Aristotele,
inclusi i suoi manoscritti, fosse lasciata al suo
successore, Teofrasto, e che fu
nascosta per evitare confisca o distruzione. I manoscritti furono riscoperti
nel 70 AC. Fu Andronico di Rodi
a redigere e pubblicare le opere. Comunque nel periodo intermedio le sue opere
non avrebbero veramente potuto essere dimenticate,
giacché la sua scuola, il Liceo, era sempre attivo.
La maggioranza delle opere di Aristotele è andata perduta, alcune
fin dall'antichità stessa. Ad esempio Cicerone
elogia l'eloquenza dei dialoghi di Aristotele, di cui noi non abbiamo più
alcuna conoscenza.
Nella tarda antichità Aristotele quasi sparì dal palcoscenico.
Filosofi cristiani, come Tertulliano consideravano la filosofia
greca come una tradizione pagana da evitare,
superflua in vista della verità rivelata dal vangelo. Nel quinto secolo Sant'Agostino applicò filosofia Platonica e neo-platonica nella sua teologia, ma non si servì di Aristotle.
Alla fine del secolo Boezio intraprese la traduzione delle
opere di Aristotele ed altri greci in latino, visto
che l'insegnamento del greco classico stava declinando in occidente. Le sue
traduzioni e commentari per secoli furono l'unica fonte di conoscenza della
tradizione filosofica greca. Nel frattempo, l'ostilità della chiesa verso
pensatori pagani persisteva.
Al contrario, le opere di Aristotele erano diffuse nel medio oriente durante i califfati Umayyadi e Abbasidi, ed il filosofo Islamico
Averroè scrisse estesi
commentari al riguardo. Nel 12° secolo ci fu una
vera e propria rinascita aristotelica nell'Europa cristiana. Guglielmo da Moerbeke
integrò fonti greche e arabe per ottenere una traduzione latina e Tommaso d'Aquino fece uso della filosofia
Aristotelica nella sua teologia e così Aristotele infuenzò
profondamente lo sviluppo della filosofia nell'alto e tardo medioevo.
Infatti di seguito le idee di Aristotele
diventarono i dogmi della filosofia scolastica.
Furono appunto questi dogmi ad essere confutati dai
filosofi del periodo moderno, quali Galileo Galilei e Cartesio.
Le teorie Aristoteliche sul teatro, in particolare le cosiddette tre unità (di
tempo, luogo e azione), influenzarono autori di drammi per secoli. Aristotele
originalmente dichiarò di descrivere come fosse di fatto
il teatro greco, ma le sue parole furono considerate come
prescrizioni per un buon dramma.
Il filosofo greco Aristotele scrisse una serie di opere intitolate
collettivamente Fisica. In un'edizione antica delle sue opere
(probabilmente quella edita dal peripatetico Andronico di Rodi nel 1mo
secolo a.C.) una seconda serie di opere fu posizionata subito dopo quelle
riguardanti la fisica. Quindi i primi studiosi di
Aristotele iniziarono a riferirsi a questi libri con l'espressione: τὰ μετὰ
τὰ φυσικά,
"ta meta ta physika", che significa "Ciò che segue dopo la
fisica." Questa è quindi l'origine del termine
'metafisica' (la contrazione della frase in greco: μεταφυσικά).
L'opera a noi pervenuta
con il titolo di Metafisica è costituita di 14 libri.
La scienza di cui si
tratta nell'opera a noi pervenuta con il titolo di Metafisica era denominata da
Aristotele come "filosofia prima" e definita dallo stesso filosofo
come "scienza dell'Essere in quanto Essere".
L'espressione in quanto vuol dire riguardo
all'aspetto di. Quindi, l'ontologia è la scienza
che studia l'essere riguardo al suo aspetto di essere. L'ontologia vuole
determinare quali categorie
Una seconda definizione
di "filosofia prima" è quella di "scienza degli enti immobili e
separati", ovvero di "teologia". Un
dibattito piuttosto interessante tra gli studiosi del '900 si è posto il
problema se le due accezioni di "filosofia prima" fossero compatibili
o meno.
Tra i compiti della
filosofia prima c'è quello di studiare i principi che si applicano a tutta
quanta la realtà e che sono presupposti da tutte le scienze, come il principio
di non contraddizione o il principio del terzo
escluso.
L'oggetto della
metafisica è l'essere in quanto essere e la teologia rappresenta il suo culmine in quanto
scienza di Dio .
Già nella Fisica, uno
dei modi in cui viene interpretato il divenire di ogni
ente (uomo, animale, pietra, etc. organico e non) è quello della trasformazione
da un essere in potenza a un essere in atto ;
tale trasformazione richiede il contributo di una causa efficiente,
che è il principio del movimento e che continene già
in atto ciò che si dovrà realizzare (ad esempio, quandoi
scaldo la minestra, la minestra è calda in potenza e il fuoco che è già caldo
in atto è la causa efficiente che permette il passaggio dalla potenza all'ato; di consgeuenza, qualsiasi
mutamento è un passaggio dalla potenza all'atto che presuppone qualcosa che sia
già in atto). È da notare che ogni causa efficiente presuppone a sua volta
un'altra causa efficient. Stimolava la riflessione
dei filosofi l'osservazione di molti fenomeni naturali
fatti di complesse catene causali che in più si ripetevano molte volte su
piante, territori diversi, etc.: per es. il frutto che nasce dal fiore
proveniente da un seme inseminato da altre piante in un ciclo che si ripete per
chissà quante piante senza che per qualsiasi frutto si possa più sapere quale è
la sua causa prima.
Ciò inizia una catena
di nessi causali che andrebbe all'infinito, nella quale ogni causa
per agire avrebbe bisogno di un'altra causa a essa esterna e da essa
diversa.
Per evitare un regresso
all'infinito, occorre postulare l'esistenza di un motore immobile (qualcosa che
muova senza muoversi) e atto puro (cioé
che sia eternamente in atto senza bisogno di qualcosa che determini il suo
passaggio dalla potenza all'atto) che in ogni movimento dia inizio a una serie
di nessi causali. Questa causa viene identificata con
Dio.
Non portarsi a questo
postulato significherebbe differire all'infinito il problema cercando per una causa;
la natura stessa del concetto di causa implica l'esistenza di qualcosa che
muove senza essere mosso e che causa senz'essere causato da nient'altro Lo
studio di questa causa prima porta ad affermare che essa deve essere atto puro senza alcuna
potenza e dunque senza materia in quanto la materia da
Platone in poi è considerata una via di mezzo tra
l'essere e il non-essere ovvero un
poter-essere, una potenza ancora non realizzata: altrimenti tale divinità
avrebbe bisogno di un'altra divinità che causi la trasformazione della sua
parte di potenza abbinato, trasformazione che primo poi nel tempo almeno una
volta dovrebbe avvenire e perché abbia senso parlare di potenza e dunque prima
o poi richiederebbe il paradossale intervento di un'altra causa prima.
Tale essere privo di
materia e di potenza atta deve vivere al di fuori l'dello
spazio del tempo che sono al regno della materia e dalla potenza in un'altra
dimensione e dunque una divinità trascendente.
Tale divinità esiste
dunque a suo modo, pur richiedendo uno studio apposito
in quanto vive diversamente da tutte le altre sostanze, priva di potenza e
fuori dallo spazio e dal tempo.