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" Sono gli ultimi decenni del 1800 e un
nuovo e prodigioso mezzo di trasporto debutta sbuffando e sferragliando guidato
dai suoi ingegnosi e fantasiosi progettisti. Le ruote sono due o tre e la spinta è data da piccoli motori a scoppio: è nata la
motocicletta."

Arriva a New York
(E’ IL 1885 LO STESSO ANNO IN CUI
NASCE
L'invenzione della motocicletta
con motore a scoppio viene
fatta risalire a due inventori tedeschi, Gottlieb Daimler e Wilhelm Maybach che
costruirono il primo prototipo nel 1885
in una piccola officina di Cannstatt (nelle vicinanze
di Stoccarda).
Un altro progenitore viene considerato il veicolo
funzionante a vapore costruito dall'inventore francese
Louis-Guillaume Perreaux che ha depositato i primi brevetti
nel 1868.
Prima della fine del XIX secolo i primi esemplari funzionanti vennero
messi in vendita e da quel momento si assistette ad una continua evoluzione
della motocicletta, grazie ad aziende
di tutto il Mondo,
sia in Europa
che negli USA.
Fino agli anni 60
la produzione era per la gran parte Europea, con l'industria Inglese,
Tedesca
e Italiana
in particolare evidenza, negli ultimi decenni la parte del leone viene fatta dalle industrie Giapponesi.
La motocicletta inizia
ad assumere una propria identificazione tipologica negli anni compresi fra il
1910 e il 1914, quando il telaio,
cioè la struttura portante
comincia ad essere integrato con il motore e le altre parti del veicolo; ovvero
non appena si inizia a disegnare più organicamente le varie parti della moto
non più come un insieme di componenti assemblati fra loro per realizzare una
bicicletta a motore…

…ma come un vero e
proprio veicolo di nuova concezione in cui ogni elemento è studiato e costruito
in funzione degli altri. I primordiali esperimenti sono lontani dai canoni
tipologici della moto moderna che andranno gradatamente modificandosi con il
progredire delle soluzioni tecniche ed estetiche secondo un processo evolutivo
simile a quello dell'automobile.
Il primo grosso passo in
avanti, sia dal punto di vista qualitativo che tipologico, si ha nel periodo
successivo alla prima guerra mondiale quando la moto ha già assunto una
fisionomia propria, ormai inequivocabilmente distinta da quella della
bicicletta a motore.

In questo periodo
l'evoluzione tecnica del veicolo progredisce a ritmi acceleratissimi
e arriva a toccare punte che non si raggiungeranno più in nessuna altra epoca
considerato che la fine del decennio vede la nascita della motocicletta
moderna.


Frera “S” / 1924 /
V-Twin 1140 cm3
Telaio, motore,
sospensioni, freni e accensione, raggiungono già
considerevoli livelli di perfezionamento, mentre molti degli accessori che fino
al 1920 venivano considerati come una sorta di optionals,
(come l'impianto di illuminazione e le sospensioni), vengono a far parte della
normale dotazione di serie. Si sperimentano tutti i tipi di telaio, anche se la
regola è data dal telaio a tubi di robusta sezione giuntati con innesti a pipa
e piastre di attacco.

Vengono
così costruiti telai a struttura monoscocca in lamiera di acciaio, in
alluminio, a struttura mista, compaiono le cosiddette moto carenate con il
telaio fuso in alluminio (1925). Già allora il diffondersi delle corse accelera
i progressi sulla tecnologia.


Il
design della moto di questo periodo si sviluppa in una
grande varietà di modelli per i quali si studiano soluzioni sempre più efficaci
e funzionali per quanto concerne i telai e i motori. Ma il raggiungimento dei
più alti livelli tecnici ed estetici inizia a partire dall'ultimo scorcio degli
anni Venti e gli inizi degli anni Trenta progredendo ininterrottamente fino al
1940.

L'epoca del new look vede
una netta trasformazione dei caratteri stilistici e costruttivi della
motocicletta che comincia ad assumere forme e superfici più raccordate e
sinuose con abbandono delle linee diritte e spigolose che caratterizzavano le
forme degli anni Venti.
Le selle , i serbatoi, i parafanghi, i carter, i tubi di scarico gli
accessori seguono ora forme più plastiche e arrotondate con una scelta più
ampia e raffinata di accostamenti dei materiali e delle finiture.

Ogni parte è
accuratamente disegnata in rapporto con le altre e pensata per integrarsi
organicamente con l'insieme. Compaiono le prime cromature sui serbatoi e sui
manubri; le selle, ora di forma anatomica - si sposano armonicamente con
l'andamento avvolgente dei parafanghi, quasi sempre elegantemente verniciate e
alleggerite da filetti che ne accentuano la linearità del disegno.

Sono di questo periodo i
numerosi progetti per "la moto
del futuro" e si compiono esperimenti su moto
carrozzate (1929) legate all'idea di rendere aerodinamica la moto, sulla base,
anche, dei primi tentativi di record di velocità. (



I principali progressi
compiuti dalla moto negli anni Trenta riguardano la diminuzione del peso delle macchine
dovuto, anche, al sempre crescente impiego delle leghe leggere, ai
notevoli perfezionamenti delle sospensioni, con la comparsa della
forcella anteriore telescopica, in luogo di quella a parallelogrammo e degli ammortizzatori
idraulici posteriori (1938).

Notevoli perfezionamenti
vengono compiuti sui freni così come si assiste alla
più completa sperimentazione sulle possibili soluzioni per aumentare il
rendimento dei motori. Alla fine degli anni
Trenta la moto ha già assunto i caratteri della moto
moderna e dopo questo periodo si avranno solo continui perfezionamenti e
migliorie per aumentare, sostanzialmente, il comfort, la guidabilità, le
prestazioni e l'affidabilità del mezzo. Il lungo periodo che inizia dal dopoguerra
e che interessa tutto l'arco degli anni Cinquanta e che arriva all'ultimo
scorcio degli anni Sessanta può essere considerato come la fase di maggiore stasi nell'evoluzione della motocicletta.
Ciò è dovuto principalmente alle mutate esigenze del
mercato che richiede ora mezzi più semplici ed economici, di piccola
cilindrata, per uso prevalentemente utilitario. Si diffondono i ciclomotori e
gli scooter come

In questi anni
l'evoluzione della moto continua quasi esclusivamente per merito dell'attività
agonistica che riprende con grande vitalità in ogni Paese e che si rivela
essenziale per lo sviluppo e il progresso tecnico del veicolo. Il cosiddetto
"boom della motocicletta"
inizia alla fine degli anni Sessanta
quando la comparsa delle prime "moto pesanti" fa risvegliare le Case
costruttrici dal loro lungo torpore, considerato che ora i tempi sono maturi
per un ritorno alla motocicletta ad alte prestazioni vista come mezzo sportivo
per il tempo libero.

I giovani e i milioni di
utenti che ormai possiedono l'automobile possono trovare nella moto una nuova
espressione di evasione per riacquistare quel senso di libertà che l'uso sempre
più stressante dell'auto aveva negato da tempo.
Nonostante la discreta varietà di modelli italiani e stranieri che compaiono
sul mercato, si perde, ancora una volta, l'occasione di vedere la moto secondo
criteri veramente innovativi.



L'introduzione dei freni
a disco sulla moto, all'inizio degli anni Settanta, è forse il fatto tecnico
più importante di questo periodo, ma non è sufficiente
ad incidere minimamente sul disegno dell'insieme che continua a mantenere,
pressoché inalterati, gli stessi caratteri del decennio precedente.

Gli anni Settanta rappresentano certamente il
periodo del grande rilancio della moto che inizia, come si è detto, in Europa a
parti '67/'68 con la comparsa dei nuovi modelli italiani e inglesi, seguiti
immediatamente dalle prime moto giapponesi che si affacciano sul mercato
mondiale.



La fine degli anni
sessanta segna la grande affermazione delle case giapponesi che grazie a
soluzioni, sperimentate soprattutto nelle competizioni, sbaraglieranno sul
piano commerciale la concorrenza inglese e italiana.

Ed è proprio sul fronte delle competizioni che
la motocicletta assumerà nuove caratteristiche formali. Infatti
l'aumento progressivo delle prestazioni ha reso la protezione del pilota e
l'aerodinamica del mezzo sempre più decisive dal punto di vista funzionale,
formale e commerciale.


Fino agli inizi degli
anni ottanta, le carenature sono appannaggio delle corse ma qualche anno più
tardi cominceranno ad affacciarsi, anche sul mercato,
mezzi molto veloci derivati dalle competizioni, le cosiddette
"replica" che stravolgeranno, grazie
al progresso tecnologico
legato anche all'incremento delle prestazioni, le obsolete linee spartane del
passato.

L'aspetto aerodinamico e
quindi formale, assume sempre più rilievo, avendo come risultato lo studio più
puntuale da parte delle case, delle strutture esterne e di quelle a contatto
con l'uomo. Le linee diventano sempre più sinuose, protettive, accattivanti,
ergonomiche, taglienti e avvolgenti. La moto è pensata ormai
imprescindibilmente dalle forme e dai movimenti dell'uomo che la indossa.

Dalle sperimentazioni nelle competizioni
arrivano ormai, in modo sempre più massiccio, innovazioni tecnologiche che in
futuro cambieranno radicalmente il nostro rapporto con il mezzo di trasporto.

Aprilia Motò, un coraggioso esercizio di stile. Una provocazione
sul tema “arte del comporre”. Un autentico dominio.
Ogni “epoca produttiva”
accusa momenti di stallo.
Momenti in cui si
attende un primo passo per poter dare il via ad una nuova generazione.
Con questa inedita e
“futuribile” soluzione l’Aprilia spiazza tutte le concorrenti che, a magazzini
pieni di rinnovati –ma non nuovi- modelli, sono costrette
ad alzare lo sguardo e rivedere i piani produttivi di un determinato settore.
Si parlerà poi di inutilità del prodotto , di inadeguate prestazioni,
addirittura di un fallito tentativo.
Ma così non è stato,
l’Aprilia Motò è giunta con un preallarme di… …quanto
ormai possediamo esperienza ….

l’architettura è un’evidente
sostanza architettonica opinabile
la realtà è compressa tra la
passione e il raziocinio
l’evidenza è invece una
conferma
FORZA DI CARATTERE

" Ognuno di noi tenta di forgiare tracciando sull'esistente
un modello di mondo possibile, dando forma ai propri pensieri e desideri?
"
La formazione del prodotto, o meglio il modello nel suo
intero, viene già visualizzato a priori. Per poi goder
di formazione
L'esplicitazione
della propria carica soggettiva, come elemento caratterizzante del progetto, verrà controllata all'interno di un modello strutturato
sulle richieste di base e su quelle future che orienteranno l'idea iniziale
verso un campo di intersoggettività raggiunta mediante una verifica molteplice,
di alto spessore quantitativo dell'idea stessa. Tale approccio progettuale
presuppone un procedimento non analitico, che opera attraverso paradigmi
indiziari successivi e per momenti di continuità e di discontinuità.
Le richieste di base, funzionali che si presentano all'inizio del progetto,
non sono che il lato più labile e restrittivo da considerare, poiché le
risposte che si formalizzano in itinere, interesseranno un ambito molto più
ampio e imprevedibile. Tutto si presenta all'inizio della progettazione in uno
stato di equilibrio che necessariamente dovrà essere infranto per stimolare la
proliferazione delle idee, in continua evoluzione e stravolgimento, non
prevedibile a priori, delle quali il progetto stesso si nutre.
Il catalizzatore
permette la lettura soggettiva del contesto e si presenta come l'elemento
scatenante capace di rompere l'equilibrio e innescare il processo; il
catalizzatore potrà non lasciare traccia di sé una volta che i procedimenti di
organizzazione saranno innescati.
"La produzione di un’opera deve
rappresentare quello che noi siamo”.
Niente può confondere
quanto è racchiuso nella mente, progetto di intenti e
realizzazione giovanile
Occorre
produrre in anticipo un modello non dedotto ma casuale che dunque sarà
necessariamente influenzato e caricato dei nostri desideri, passioni fantasie
di oggetti appartenenti al mondo reale, amalgamati nel profondo del nostro
mondo onirico.
Sarà il modello a dover
rispettare la nostra fantasia, cioè si
valuterà se esso si adegua alle richieste e produce evoluzione riproponendo le risposte formalizzate come ulteriori domande
non previste.
I
modelli svolgono un ruolo essenziale in ogni campo della scienza. Nascono come
esigenza di possedere uno strumento potente e utile per interpretare la realtà
e per racchiudere le conoscenze relative ad un dato
fenomeno; per definizione tramite un modello è possibile descrivere il
comportamento globale di un entità a partire da molti e sottili dettagli che
riflettono approssimazioni di proprietà macroscopiche troppo complesse.
La teoria dei modelli fornisce strumenti per poter dominare, con risultati accettabili, la complessità dei fenomeni naturali, che altrimenti risulterebbero incomprensibili e dunque ingestibili.
La logica che accompagna la
progettazione segue un andamento ciclico perché ogni richiesta produce una
risposta formalizzata che ritorna come richiesta ad un livello più sofisticato
nel ciclo successivo.
Anche se non sempre
logica dev’esser considerata
Il modello scelto dovrà
perciò possedere requisiti di adattabilità molto alti per seguire tale processo
e per accogliere le richieste a venire che rappresentano il campo di pertinenza
più importante, poiché, come detto, le richieste iniziali non costituiscono che
una minima parte di ciò che dovremo
prendere in considerazione e che nascerà dall'evoluzione dello stesso progetto.
Il
contesto intorno a noi è in continuo movimento verso percorsi imprevedibili,
inattesi e l'oggetto dovrà perciò possedere la capacità di adattarsi, di
crescere e di modificarsi molto elevata.
La soggettività, la variabilità, la casualità
che il modello possiede permetterà il cammino verso la complessità intesa come " capacità di risposte
multiple, imprevedibili ed intersoggettive. Cioè verso una crescita/accumulo di
significati/risposte possibili, quindi verso una forma aperta. La reale
crescita di complessità del progetto è funzione dell'acquisizione della
capacità di autorganizzazione continua e del farsi trasformarsi, di cambiare
virtualmente modi di comportamento al variare delle condizioni contingenti." ( C.
Soddu, E. Colabella - op.
cit. ).
DEDICATO A CHI CERCA UN
BUON MOTIVO
Chi ama veramente la
motocicletta non la ritiene un semplice mezzo di trasporto, ma qualcosa di
inspiegabilmente coinvolgente, una risorsa di emozioni, ‘un
organismo vivente’ capace di stimolare un senso di abnegazione talvolta
morboso”.
Questo mi fu suggerito tanto tempo fa; ora mi
par di averlo addirittura letto e ritengo possa esser considerato (perlomeno da
me) un passo della Bibbia
E' arduo risalire alle ragioni di una passione
talmente trascinante e difficilmente spiegabile a coloro che la ignorano; essa
scaturisce forse da quella indefinibile sensazione di avventura che si prova
ogni qualvolta si sale in sella, da quel sentimento di onnipotenza che si
sperimenta o ancora da quella sensibile percezione osmotica che accompagna il
viaggiare.
La
partecipazione è uno degli aspetti peculiari della guida su due ruote, che si
concretizza nel movimento armonico, e talvolta frenetico, di uomo e oggetto
alla ricerca continua di equilibrio e aerodinamica.
Queste caratteristiche
presuppongono lo sforzo e soprattutto l'imprescindibile necessità di confidenza
e manovrabilità del mezzo, non solo sotto il profilo materiale ( peso,
maneggevolezza ), ma anche sotto il profilo prettamente psicologico.
L'esperienza della guida, proietta, talora, il pilota
all'interno di una dimensione quasi ipnotica, nella quale la sensazione di
unione con l'oggetto appare totale e ogni movimento naturale, intuitivo e
previsto;
la distanza tra corpo, mente e oggetto
comandato si riduce, 
ogni minimo impulso del nostro organismo si riversa immediatamente
amplificato e tradotto verso l'esterno dall'oggetto.

QUALORA
risultaste interessati all’analisi del mio progetto, tentate di ridurre
ancor più le distanze tra mente e oggetto in favore di un più diretto e
veloce scambio di informazione tra i due elementi.
Perciò e pertanto il governo dei comandi
investe progressivamente l'aspetto mentale demandando al corpo unicamente la
funzione di movimento baricentrale.
Lo
spazio tra mente e comandi si restringe smaterializzando le strumentazioni e
ripulendo le forme, innescando così un dialogo con l'oggetto fondato su
movimenti più rapidi, naturali, a discapito di gesti manuali ingombranti e
fuorvianti.
Ogni
motociclista presenta gusti, fissazioni, comportamenti, necessità, istinti da
sfogare sempre più definiti tali che, chi si trova nella condizione di pensare
una motocicletta, deve inevitabilmente considerare un ventaglio di variabilità
molto alto, oppure indirizzarsi verso alcuni aspetti, mortificandone altri.
Ogni
motociclista presenta sapori, fissazioni, atteggiamenti, esigenze, impulsi da
manifestare sempre più complessi, al punto che ormai la considerazione al
futuro motociclistico deve indirizzarsi al sacrificio dell’ingenierizzazione
passata.
La
mia scelta si è diretta verso l'adattabilità, verso la confluenza nello stesso
oggetto, di usi possibili e diversificati, verso la personalizzazione pratica e
veloce dell'oggetto secondo esigenze, funzioni, emozioni e necessità fisiche
del fruitore.
Il mezzo si conforma così all'uomo dialogando
con esso in modo immediato e molteplice, trasformandosi in funzione delle
esigenze e dei gusti, nel modo più efficace, ma allo stesso tempo, mantenendo
in ogni configurazione scelta, la riconoscibilità originaria della motocicletta.
NATURA
ARTE MODERNA


FANTASCIENZA
MEZZI DI
TRASPORTO

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INTEGRAZIONE-DIALOGO
UOMO-OGGETTO

" Ogni strumento che possediamo rappresenta
una parte migliorata del corpo. L'ascia di pietra è un pugno migliorato, e il
coltello di pietra un'unghia perfezionata. L'armatura del cavaliere medioevale
era una pelle più efficiente, e la polvere da sparo un bicipite più potente per
lanciare dei proiettili " Isaac Asimov.
L'interazione uomo-oggetto ricopre un ruolo fondamentale nella
progettazione, poiché le funzioni che l'oggetto è chiamato a soddisfare sono
interamente legate alle esigenze e ai desideri dell'uomo, nonchè
all'ambiente nel quale entrambi sono immersi.
L'oggetto deve perciò contenere, esprimere, soddisfare, a vari
livelli, la sfera delle necessità e dei desideri umani, oltre a misurarsi con
l'evoluzione dell'ambiente. Si è soliti accostare la figura del motociclista a
quella mitologica del centauro, creatura mostruosa con testa, busto umani e
corpo equino, per identificare un corpo unico, inseparabile, nel quale le varie
membra si mischiano dando vita ad un'armonia misteriosa, mostruosa ma, allo
stesso tempo, affascinante.
Allo stesso modo, la
motocicletta diviene idealmente parte dell'uomo, corre in suo aiuto laddove le
capacità naturali sono insufficienti , migliorandole,
ampliandole e amplificandole, creando una cellula perfetta uomo-macchina che
non significa chiusura e passività, al contrario, continua e attiva
partecipazione nel movimento tra aria e terra.
" I nostri spiriti sono diversi, ma il nostro corpo e la
nostra muscolatura sono simili e realizzano le stesse funzioni; pertanto gli
oggetti devono rispondere a bisogni-tipo, funzioni-tipo e quindi essere
oggetti-tipo; più prossimi al nostro corpo sono per contatto e per funzione
tali oggetti, tanto più sono assimilabili a membra artificiali"
Le Corbusier.

All'interno
del discorso di unione tra oggetto e soggetto, assume dunque particolare
rilevanza l'aspetto legato al dialogo tra oggetto e fruitore che investe sia
l'ambito fisico che quello puramente mentale. Il problema dell'integrazione e
relativa unione tra gli elementi può essere affrontato perciò su diversi
livelli possibili. L'inserimento fisico nell'oggetto, specificatamente alla
motocicletta, investe il corpo nella sua totalità come mai su di un altro mezzo
di trasporto. La posizione del pilota su di una motocicletta sportiva è
tutt'altro che univoca e passiva, al contrario è movimentata e talvolta
frenetica alla continua ricerca della migliore interpretazione delle leggi
aerodinamiche e fisiche del moto. Ne consegue che lo studio delle strutture
atte ad accogliere il pilota, dovranno contemplare sia forme che movimenti
del corpo umano, oltre ad appagare l'esigenza psicologica di
confidenza e di dominio del mezzo stesso, unitamente alla soddisfazione dei più
pratici requisiti di sicurezza passiva, protezione e penetrazione aerodinamica.
La necessità di integrazione fisica del sistema uomo-motocicletta assume rilevanza
nel momento in cui le prestazioni del mezzo diventano consistenti, esponendo il
pilota a fatiche e sacrifici fisici causati dall'attrito sempre più violento
dell'aria. In questa fase la costituzione di un corpo unico e compatto con
l'oggetto permette l'avanzamento più redditizio " La forma aerodinamica
è quella che viene data ad un corpo affinchè, attraversando un elemento quale l'aria, esso
incontri una minima resistenza "
Giedion
Il
dialogo naturale e immediato tra oggetto e soggetto viene
affrontato riducendo gli spazi fisici tra corpo umano e oggetto, che diventa
progressivamente proseguimento e protesi. Il discorso relativo alla prossimità
dell'oggetto alle varie articolazioni umane e alla possibilità delle stesse di
inviare comandi in modo semplice e naturale, è stato sviluppato intensamente
negli ultimi anni, consentendo la progressiva eliminazione delle strumentazioni
consuete a favore di tecnologie innovative già ampiamente sperimentate in campo
aeronautico e nelle competizioni automobilistiche e che, in un futuro, saranno
certamente applicate in modo più massiccio.
FLESSIBILITA' - INTERCAMBIABILITA'

La
flessibilità e l'intercambiabilità degli oggetti sono due concetti che in
qualche modo riconducono alla creatività e alla vitalità. Intendo pure
flessibilità nel gestir noi stessi e gli altri…specialmente. Poi
intercambiabilità mentale, saperci predisporre alle esigenze e richieste
dell’esistenza.
Il soggetto si trova di fronte a molteplici
possibilità e occasioni di sperimentazioni che vengono
dettate dalla curiosità, dalla personalità, dalla libertà e dalle necessità
contingenti. Sperimentazioni progettuali e costruttive.
I diversi itinerari percorribili (intesi come
tappe di vita ben determinate) devono essere legati all'estrema semplicità e
praticità dell'oggetto medesimo, che deve possedere la capacità di trasformarsi
e di stabilire un dialogo aperto, immediato e diversificato con il soggetto.
La flessibilità e l'intercambiabilità fanno la
differenza e risolvono il problema di soddisfare contemporaneamente una
molteplicità di richieste differenti.
Esser
preparati e pronti alle evenienze della vita crea al soggetto un valore
aggiunto.
La motocicletta è un mezzo di trasporto molto
particolare, soggetto a vincoli ben precisi. In particolare la moto classica,
la quale contrariamente ad altre non presenta delle restrizioni molto forti
o limiti di utilizzo.
Trovare
delle soluzioni semplici, pratiche, veloci e non ingombranti che ampliano
l'utilizzazione appagando allo stesso tempo il desiderio, la necessità di
personalizzazione e di sperimentazione è quanto la mia mente ha sempre inteso.
Tralasciando
gli aspetti più tecnici, per ora, sarà necessario valutare la parte estetica
della motocicletta; quella nostra. Predominante risulta l’impiego di una buona
armonia. La mia visuale estrema e radicale mi induce a “rasare” gli eccessi, il
superfluo. Ma il superfluo che cosa è, o perlomeno, nella nostra mente cosa è.
Naturalmente sempre rivolto alla moto.
Tralasciando ovviamente gli aspetti più tecnici, dedicherò la mia
attenzione al lato confortevole; forse non è proprio così vero e di più ampia
fruibilità, cercando di non stravolgere, per quanto possibile, la connotazione estetico-sportiva della motocicletta. L'intento
predominante è stato quello di adattare una motocicletta dall'impronta fortemente sportiva, alle normali esigenze turistiche di
lunga percorrenza e rendere la stessa confortevole per ogni fruitore, per
quanto una motocicletta possa esserlo. La possibilità cioè di una vasta facoltà
di modificazione nell'immediato dell'assetto della motocicletta, della
posizione dei comandi, della protezione aerodinamica, secondo le necessità
fisiche e umorali del pilota, nonché l'opportunità di carico attraverso
supporti a scomparsa, vani portaoggetti di dimensione variabile ricavati
all'interno e all'esterno della motocicletta stessa. Ogni forma possiede cioè
diversi e stratificati esiti funzionali, differenti potenzialità da
sperimentare nel modo più semplice e naturale possibile. Il discorso si incentra sul comfort, sulla sicurezza, sulla variabilità
e l'immediatezza delle scelte operabili dall'uomo sull'oggetto, che si modifica
su di esso e sull'ambiente che entrambi attraversano.
MATRICE CURVA

Le
linee dell'oggetto a contatto con l'uomo dovranno contenere caratteristiche di
abitabilità e di libertà di manovra. La forma curva è senza dubbio la
geometria che meglio accompagna le fattezze del corpo umano. Sia essa concava o
convessa permette, attraverso la linea dolce, il movimento e lo scivolamento
tra i corpi.


MATRICE
CONICA : CENNI DI AERODINAMICA
Cultura accademica procacciata

La forma dei mezzi di trasporto viene oggigiorno concepita per ottenere, nell'aria, uno
spostamento che agiti il mezzo il meno possibile. Maggiore è la turbolenza più grande la resistenza al movimento. Un
corpo perfettamente profilato non crea muovendosi turbolenza alcuna. Esiste
tuttavia anche in questo caso uno sfregamento tra la superficie del corpo e il
mezzo che lo circonda.
Le forme meglio concepite dovranno sempre
tenere conto della natura " adesiva " dell'aria. Più di 50 anni fa, W.S. Clemens, che
s'interessava particolarmente al profilo dei pesci , studiò la trazione o
resistenza esercitata dal movimento dell'acqua su modelli in cera di forma
diversa ma tutti dello stesso peso.
I modelli venivano immersi nell'acqua corrente all'estremità di un
filo attaccato a una bilancia di precisione che indicava, in grammi, la forza
della corrente.
Più la
forza misurata è grande maggiore è la resistenza del modello.Un gruppo di
misure risulta di particolare interesse e a prima vista, sorprendente. Quando
un cono veniva immerso con la punta in avanti la
resistenza si rivelava quasi doppia di quando la base, i cui bordi erano stati
arrotondati, veniva posta contro la corrente.
Questa
differenza di resistenza riflette tipi di scorrimento diversi e che si possono
spiegare nel seguente modo: mentre l'acqua scorrerà regolarmente lungo un cono
la cui punta è diretta verso la corrente, questa regolarità
verrà a cessare quando sarà stata raggiunta la base. tale
l'inerzia dell'acqua in movimento che non può effettuare svolte brusche senza
che il suo scorrimento venga profondamente sconvolto.
Lo spazio posto dietro la base dei coni si riempie
di una serie di vortici piuttosto ampi che esercitano una trazione all'indietro.
Quando il cono viene rovesciato l'acqua è costretta a
scorrere senza essere particolarmente sconvolta sopra la base e, una volta
superata questa superficie, le linee di corrente non sconvolte si troveranno
molto vicine alla superficie affilata del cono.
Lo spazio intermedio sarà occupato da una piccola
zona turbolenta che esercita una resistenza molto minore di quella dei vortici
formatisi dietro il cono in posizione rovesciata. La forma della parte
anteriore (situata contro corrente) di un corpo che sostiene lo scorrere
dell'acqua o dell'aria sino al livello della massima sezione trasversale è meno
critica della rimanente parte posteriore.
A un cono con la punta verso la corrente si può
aggiungere una parte posteriore sotto forma di un altro cono di uguale base.
Più l'assottigliamento del cono posteriore sarà progressivo più l'acqua passerà
armoniosamente da un cono all'altro.
Vi sarà un aumento di resistenza dovuto
all'attrito dell'acqua contro il cono aggiunto ma ciò
sarà più che neutralizzato dalla notevole riduzione della resistenza e della
trazione all'indietro. Se poi arrotondiamo lo spigolo nel punto di contatto tra
le basi dei due coni per rendere lo scorrere dell'acqua ancora più uniforme, la
forma ottenuta sarà molto simile a quella del corpo di un pesce, come intuì
Cézanne: " In natura tutto si modella sulla
sfera, sul cono e sul cilindro. "
Considerando la parte anteriore di un corpo in
movimento, è facile capire perché questa forma possa godere di un certo margine
di tolleranza. L'acqua che urta contro questa parte è costretta a seguirne le
linee, ma subito dopo che l'aria ha superato il piano della massima sezione
trasversale vi è pericolo che la corrente, soprattutto se è rapida, si discosti
dal corpo.
Se questo
avviene, lo spazio divergente che separa la corrente dalla superficie del corpo
si riempirà di turbolenze che concorrono ad aumentare la resistenza. Per
mantenere la corrente d'aria aderente lungo la più grande superficie possibile
le sezioni della zona anteriore e posteriore del corpo in movimento dovranno
descrivere delle curve dolci proprio come avviene in molti pesci, per esempio
nei delfini e nelle balene.( "La vita dei pesci" di N.B. Marshall
)
AERODINAMICA
DELL’INTELLETTO

Quando
parlo di aerodinamica intendo un “estendimento”.
Un’ emissione che
armoniosamente defluisce dal nostro corpo per avvolgere con movimento sinuoso
quanto ci circonda.
Intendo inoltre che ogni
uno di noi non deve trascurare questa “facoltà”.
L’aerodinamica della comunicazione:
l’esatta definizione di quanto la mente deve saper elasticare,
plasticare la propria sostanza
Nel periodo di prova
impiegato nell’apprendimento, sono stato distolto, svagato e diluito dal
collettivismo e comunismo (nel senso di consueto o ordinario)
La concentrazione
rivolta al grande esistere è parzialmente appassita, ma…”come spesso decreto”
…sono fortunato
Fortunato di aver
arrestato la frenesia; ho violentato e scaraventato la regolarità e
contestualmente l’obesità del consueto
Ho dedicato molto di me
stesso all’attenzione e alla fluidità dell’interscambio
con il mio riflesso
Ho
guadagnato e mantengo un’intesa aerodinamica della realtà e del tempo
Penetro
aerodinamicamente la quotidianità sollevandomi senza sforzo
Quanto
ho sempre ritenuto faticoso ora appare semplice e leggero
Il nostro flusso è
evolvente e dinamico con portata variabile, paragonabile ad
un organo meccanico di moderata tecnologia, altresì è estremamente evoluta la
generatrice che ci domina
Sappiamo noi ora quanto
costiamo in potenzialità, pertanto estremamente semplice diventa l’equazione
per ricavare il nostro flusso (con annesso deflusso) aerodinamico

non
bisogna credere che trovar il risultante sarà agevole e tantomeno
comprensibile, ma la soluzione compenserà la fatica
Ogni molecola d'aria colpisce qualche sua vicina 10.000.000.000 di
volte al secondo., e ciò è cruciale.
Ogni sforzo da me
compiuto risultava vitale… ora il mio sforzo è vitale!

DI ME STESSO NE PARLO
BENE

Oggetto in partenza
dalla centrifuga, con pressante gravità è l’estimo della nostra presenza. La
pressione generata dalla componente di insicurezza,
che in imparziale proporzione mi appartiene, genera una accurata revisione del
compiuto e prevenzione nel progredire
Incertezza che
fondamentalmente ha contrastato me e le circostanze
Una costante ispezione
della mia esistenza provvede a mantener viva ed
integra la mia opinione, un buon esame
sono stati gli imprevisti più importanti della mia vita
Soltanto quando tutto
quanto è diventato estremamente grave ho potuto dar
valore all’opinione di me stesso
Potevo appellarmi al
parere altrui ma non sarebbe stato leale
Esistono troppe
componenti fuorvianti
Ho avuto la fortuna di
potermi valutare

Son sincero nel
dichiarare di piacermi quasi totalmente
IMMEDIATEZZA
La
motocicletta è un oggetto tecnologico complesso, caratterizzato da un elevato
numero di elementi, funzioni e comandi ad esso
connesse. Le innovazioni
tecnologiche permettono svariate possibilità di colloquiare con
l'oggetto in modo veloce, immediato e semplice.
Nel caso della guida di un mezzo di trasporto,
diventa di primaria importanza la facoltà di scelta rapida e pratica tra le
possibili opzioni.
Trascurando
volutamente quei comandi manuali della guida, che la maggior parte dei centauri
votati alla conduzione sportiva della motocicletta, ritengono sacri (manopola
gas, leva freno, pedale cambio), ho voluto sviluppare l'aspetto legato alle
strumentazioni secondarie, tentando di rendere più agevole, immediato e pratico
possibile il dialogo tra uomo e macchina. Il progresso tecnologico sempre più
fitto, ha permesso negli ultimi anni, la progressiva omissione fisica di
determinati oggetti a favore di altri, per così dire immateriali, liberando le
parti del corpo, preposte normalmente alla manipolazione, da scomodi e
ingombranti comandi, ora demandati ai movimenti più diretti e veloci di altre
articolazioni.
L’EQUILIBRIO

LE LINEE e LE FORME

ESSENZIALITA' E
CARATTERIZZAZIONE SPORTIVA

" Precisione, semplicità
e regolarità di forme non solo come necessità funzionali
della macchina ma come esigenze espressive e simboliche "
H. Muthesius ;
" La forma segue la funzione?la forma
dell'oggetto non solo deve rendere possibile la funzione ma deve denotarla in
modo così chiaro da renderla desiderabile oltre che agevole "
U. Eco.
L'obiettivo è quello di comunicare i
contenuti simbolici dell'oggetto attraverso l'essenzialità, la
razionalizzazione delle forme, la trasparenza delle funzioni e dei materiali
come protagonisti dell'impronta sportiva della motocicletta. La velocità,
l'aggressività, la seduzione, la leggerezza, la maneggevolezza caratterizzano
l'estetica del veicolo, che si concretizza nell'aderenza all'eterogeneo meccanismo
funzionale. Ogni forma deve comprendere più risposte strutturate su diversi
livelli. Cosa comporta la prestazione, la velocità ?
Come si rapporta il sistema soggetto-oggetto all'ambiente che attraversa ? Cosa implica il movimento ? La
minima resistenza all'aria
appare uno degli obiettivi più scontati da raggiungere, attraverso forme lisce
e affusolate che avviluppano il corpo umano nel minor spazio fisico occupabile.
La costituzione di un corpo unico tra individuo e veicolo diventa una necessità
per ottenere la minor resistenza e la massima penetrazione nell'aria. Le forme
essenziali, affusolate, lisce prive di ostacoli divengono requisiti
imprescindibili e, allo stesso tempo, la ricerca delle caratteristiche
funzionali, alimenta la sfera delle funzioni simboliche ed estetiche. Gli
elementi tecnici sono parte integrante della connotazione estetica e simbolica
della motocicletta, perciò le loro caratteristiche e movimentate forme non si nascondono dietro veli aerodinamici al
contrario vengono mostrate o comunque fatte intravedere.

Fig.
8a-b-c : " Virtual Retinal Display " della Microvision.
CATALIZZATORE:
"
Tutti gli elementi, sino ad allora diffusi uniformemente nello spazio, mentale e
senza tempo, del pre-progetto cominciano a guardarsi
intorno e collocarsi. La forma catalizzatrice li posiziona, li orienta nello
spazio e fornisce loro delle possibili direttrici di sviluppo. Questa attività
catalizzatrice è paragonabile all'emanazione di un profumo di seduzione per gli
altri elementi presenti nello spazio a-temporale del pre-progetto.
"( Celestino Soddu,
Enrica Colabella op.cit.)
Il
paradigma indiziario permette di attivare la propria logica progettuale,
passando attraverso evoluzioni successive lineari e discontinue. Esso organizza
non solo un universo di elementi/richieste, vincoli, pertinenze esistenti ma è
capace di stimolarne altre a venire e sino a quel momento sconosciute; esso
stabilisce altresì il controllo dell'evoluzione del progetto attivando
dispositivi di organizzazione geometrica, topologica,
dimensionale, gerarchica prediligendo la logica del "come" a quella
del perché si procede nell'iter progettuale. Come controllare la
crescita dell'idea, come procedere, come aggregare, come trasformare,
come strutturare le possibili forme e richieste degli elementi. Il
Paradigma deve essere più aperto ed accogliente
possibile agli sviluppi futuri e imprevedibili costituendo un punto di partenza
e di controllo:" un modello
capace di rispondere a delle richieste che ancora non si conoscono " poiché "ciò che già conosciamo non è che una minima
parte di quelle che effettivamente dovremo prendere in considerazione".(
Celestino Soddu, Enrica Colabella
op.cit.) Il
paradigma indiziario diventa struttura organizzativa altamente soggettiva che
genera continuamente richieste-risposte aumentando in tal modo la complessità
progettuale. Le successive adduzioni e matrici saranno controllate all'interno di esso stimolando la generazione di schizzi pre-progettuali che hanno la funzione di sondare le
possibilità e le potenzialità del progetto stesso.
LETTURA 1

LETTURA 2

La
lettura della figura della conchiglia murex è
avvenuta gerarchicamente riconoscendo in prima istanza
un inizio, un corpo principale compatto che costituisce il luogo del rifugio,
della protezione dall'esterno, della perfetta simbiosi e, in seconda istanza,
una serie di accessori ad esso collegati ma esterni, di varie forme e misure
che proseguono eterogeneamente lungo una struttura
periferica terminando in una lunga e affusolata coda, che rappresenta anche la
fine del percorso. I componenti periferici possiedono quindi caratteristiche di
supplemento al corpo centrale protetto da una forma a guscio. All'interno della
lettura della forma conchiglia si stabilirà una struttura organizzata secondo
un centro, zona vitale protetta, una zona secondaria che diventa
luogo-interfaccia più importante, dove idealmente, in simbiosi e al riparo viene collocata la figura umana e infine una zona periferica
costituita da numerosi sotto-elementi variamente connessi ai sopracitati corpi.
Questa successione si risolve nel rapporto esterno interno che non è antitetico
bensì di dialogo e compenetrazione continua; tale relazione non costituisce una
limitazione tra le due sfere: la chiusura implica l'esterno e viceversa
Le adduzioni permettono di costruire logiche
formali e procedurali, ponendosi come chiavi di lettura altamente
soggettive che stimolano la formalizzazione delle prime ipotesi,
successivamente controllate e trasformate in ulteriori e più sofisticate
richieste all'interno del paradigma indiziario.
ELEMENTO PRINCIPALE
Immediatezza della comunicazione
L'immediatezza della comunicazione è stata
riconosciuta soggettivamente all'interno degli elementi funzionali del volto
umano. L'occhio e la bocca rappresentano il nostro modo più diretto per
comunicare. La lettura soggettiva delle relative forme e funzioni ha permesso
la formalizzazione di alcune ipotesi iniziali. In particolare l'interpretazione
delle caratteristiche dell'occhio, ha consentito di identificare geometrie
vagamente ellittiche e di distinguere la superficie lucida e riflettente della
pupilla, mentre la lettura della forma della cavità orale ha stimolato la
formalizzazione di ipotesi di apertura verso l'esterno. Attraverso
l'interpretazione delle forme, delle funzioni e dei movimenti delle parti
anatomiche del viso, si delineano diverse ipotesi possibili di comunicazione tra
uomo e macchina. Il movimento dell'occhio di chiusura e apertura, il controllo
vocale o la visualizzazione su di una superficie lucida prossima al bulbo
oculare diventano una modalità eventuale di dialogo con il mezzo.
Schema funzionale
Attraverso il supporto delle matrici tecnologiche
è possibile formulare alcune ipotesi di comando e visualizzazione. La mimica
facciale viene decifrata all'interno di un apposito
interfaccia casco e trasformata in input destinati al computer centrale,
posizionato direttamente nel veicolo. Così il movimento degli occhi, quelli
della testa o ancora l'uso della voce rappresentano una possibile soluzione di
comando e di visualizzazione alternata della strumentazione, che in tal modo verrebbe materialmente eliminata dall'oggetto. Il display
non esiste fisicamente e le immagini vengono
proiettate sulla visiera del casco o direttamente sulla retina del pilota.
Queste facoltà vengono integrate o sostituite dal
normale uso della parola, che attraverso un sensore sonoro, invia input al
computer centrale per l'attivazione, la visualizzazione o la modificazione
delle molteplici funzioni del veicolo.
Le
adduzioni permettono di costruire logiche formali e procedurali, ponendosi come
chiavi di lettura altamente soggettive che stimolano la
formalizzazione delle prime ipotesi, successivamente controllate e trasformate
in ulteriori e più sofisticaterichieste all'interno
del paradigma indiziario.
ELEMENTO PRINCIPALE
Immediatezza della
comunicazione
L'immediatezza
della comunicazione è stata riconosciuta soggettivamente all'interno degli
elementi funzionali del volto umano. L'occhio e la bocca rappresentano il
nostro modo più diretto per comunicare. La lettura soggettiva delle relative
forme e funzioni ha permesso la formalizzazione di alcune ipotesi iniziali. In
particolare l'interpretazione delle caratteristiche dell'occhio, ha consentito
di identificare geometrie vagamente ellittiche e di distinguere la superficie
lucida e riflettente della pupilla, mentre la lettura della forma della cavità
orale ha stimolato la formalizzazione di ipotesi di apertura verso l'esterno.
Attraverso l'interpretazione delle forme, delle funzioni e dei movimenti delle
parti anatomiche del viso, si delineano diverse ipotesi possibili di
comunicazione tra uomo e macchina. Il movimento dell'occhio di chiusura e
apertura, il controllo vocale o la visualizzazione su di una superficie lucida
prossima al bulbo oculare diventano una modalità eventuale di dialogo con il
mezzo.
Schema
funzionale
Attraverso
il supporto delle matrici tecnologiche è possibile formulare alcune ipotesi di
comando e visualizzazione. La mimica facciale viene
decifrata all'interno di un apposito interfaccia casco e trasformata in input
destinati al computer centrale, posizionato direttamente nel veicolo. Così il
movimento degli occhi, quelli della testa o ancora l'uso della voce
rappresentano una possibile soluzione di comando e di visualizzazione alternata
della strumentazione, che in tal modo verrebbe
materialmente eliminata dall'oggetto. Il display non esiste fisicamente e le
immagini vengono proiettate sulla visiera del casco o
direttamente sulla retina del pilota. Queste facoltà vengono
integrate o sostituite dal normale uso della parola, che attraverso un sensore
sonoro, invia input al computer centrale per l'attivazione, la visualizzazione
o la modificazione delle molteplici funzioni del veicolo.



La scelta frequente di immagini derivanti
dal mondo animale non è stata casuale. Quel senso di affezione che la
motocicletta stimola, ci rende sensibili verso di
essa, tanto da considerarla alla stessa stregua di un essere vivente. In effetti la motocicletta presenta alcuni aspetti, per così
dire, organici tra i quali quello più evidente è senz'altro il movimento.
Leonardo fece superbi e accurati studi e disegni anatomici degli animali,
realizzando ingegnosi progetti applicati all'uomo; negli ultimi decenni i
progettisti dei mezzi di trasporto hanno trovato nelle forme e nelle funzioni
animali, parecchi spunti per la realizzazione del prodotto. Nel mio progetto ho
voluto privilegiare la possibilità di trasformazione e di adattamento della
motocicletta, osservando gli innumerevoli animali del pianeta, i loro
innumerevoli comportamenti, adattamenti, forme e colori. L'adattamento è la
conseguenza inevitabile dell'esistenza (Darwin), poichè
gli animali che non possono adattarsi all'ambiente, hanno minor probabilità di
sopravvivere. A suo modo ciascuna specie si è superbamente adattata al proprio
modo di vita e questi adattamenti ai diversi habitat, spiegano la miriade di
differenze nel mondo animale. Tutti gli animali selvatici si sono evoluti nei
millenni al fine di procurarsi cibo, di sfuggire, di riprodursi e di resistere
ai parassiti e alle intemperie. In qualche modo anche un mezzo di trasporto
come la motocicletta deve contenere una certa capacità di adattamento, sia
all'ambiente esterno, sia a colui che la guida. L'attrito dell'aria, il
comfort, la capacità di carico, l'interpretazione delle curve, costituiscono
variabili alla quale la motocicletta deve adattarsi in modo puntuale. La
lettura delle forme affusolate dei pesci veloci, quelle dei felini degli
insetti o ancora dei rettili, i loro colori, i loro comportamenti
(aggressività, difesa, movimento) e il loro conseguente trasformarsi, hanno
avuto grande impatto sul progetto determinando alcune scelte a scapito di
altre. La compresenza di differenti possibilità di fruizione in base alle
esigenze contingenti dell'ambiente e del soggetto utilizzatore diventa parte
decisiva nel progetto, stimolando la generazione di scenari sempre diversi
all'interno del medesimo oggetto.
La motocicletta
per
Un
progetto di Ing. Gianfranco Magrini
Tutto può
apparir banale, ma la sostanza è squillante

SALVATORE
SCARPITTA
