Un flusso turbolento differisce da uno laminare
in quanto al suo interno sono presenti molte strutture vorticose di grandezza e
velocità differenti che rendono il flusso non prevedibile nel tempo.
Il problema della turbolenza ha origini lontane nel tempo: già Leonardo da Vinci
disegnò e commentò particolari flussi turbolenti. La difficoltà principale
nello studio della turbolenza è costituita dalla presenza simultanea di un
elevato numero di strutture vorticose di grandezza caratteristica differente.
Inoltre tutte queste strutture caratteristiche interagiscono
mutuamente tra di loro a causa della struttura non lineare delle equazioni di Navier-Stokes.
Tutte queste peculiarità rendono l'approccio analitico classico di difficile
applicazione.
La prima teoria formale sulla turbolenza è stata ottenuta tramite
un approccio statistico da A. N. Kolmogorov nel 1941. La teoria
di Kolmogorov del 1941 (K41), tramite delle ipotesi
sulla natura statistica e fisica dei campi di velocità, riesce a descrivere
l'andamento dello spettro di energia del campo di velocità.
Per non addentrarsi troppo nella teoria della turbolenza:
abbastanza complessa e non ancora compresa del tutto, saranno descritti
solamente i risultati fisici qualitativi che sono stati tratti da essa e dai
vari dati empirici trovati.
Nei moti turbolenti l'energia viene trasmessa al fluido in
strutture vorticose paragonabili alla grandezza del corpo che si muove, ad
esempio un ventilatore trasferirà energia a "vortici" di grandezza
paragonabile alle sue pale, o l'ala di un aereo produrrà dei
"vortici" sulla scala della sua sezione (Scala integrale).
A questo punto questi "vortici" di grande scala
produrranno "vortici" via via sempre più
piccoli dando origine al fenomeno della "cascata di energia"; ossia
l'energia cinetica introdotta alle scale più grandi non si trasformerà subito
in energia termica, ma alimenterà l'energia di vortici sempre più piccoli
(Intervallo inerziale) senza alcuna dissipazione.
Quando le dimensioni delle strutture vortiose
saranno sufficientemente piccole l'energia cinetica inizierà ad essere
dissipata e verrà trasformata in calore (Intervallo dissipativo); la scala
caratteristica a cui avviene la dissipazione di energia cinetica viene detta
scala di Kolmogorov.
La differenza di grandezza tra la scala di iniezione di energia nel
fluido e la scala a cui il fluido dissipa energia cinetica, ossia tra la scala
integrale e la scala di Kolmogorov è regolata dal numero di Reynolds: tanto più esso è grande
tanto più la separazione tra queste due scale è elevata. Ciò vuol dire che a
numeri di Reynolds sufficientemente alti si può osservare una completa
separazione tra queste due scale caratteristiche.
Perciò le strutture vorticose di grandezza compresa tra esse
costituiscono l'intervallo inerziale che risulta molto ampio. In tali
condizioni ci si avvicina alle ipotesi della teoria K41 di Kolmogorov
e le misure dello dello spettro di energia cinetica
hanno un buon accordo con la teoria.