La
Metallurgia riguarda essenzialmente lo studio dei metalli e del loro
comportamento.
Caratteristica
essenziale del metallo è quello di presentare una struttura ripetitiva e regolare
basata su una cella elementare. Le più comuni sono la c.c.c
(cubica corpo centrato), c.f.c (cubica facce
centrate; esempi: Cu e sue leghe, acciai austenitici,
leghe di Al o di Ni) ed e.c.(esagonale compatto).
Sottoraffreddato
dallo stato liquido un metallo si solidifica in
grani, le cui dimensioni sono immagine della temperatura a cui
avviene il processo e i cui bordi rappresentano un'importante zona di
discontinuità della struttura metallica. Minore la temperatura al di sotto
della quale avviene il sottoraffreddamento minore sarà il raggio critico al di
sotto del quale si decostruiscono gli embrioni dallo stato solido e per un
maggior numero di embrioni che diventano grani è minore la dimesione
del grano metallico.
La
ripetitività della struttura cristallina è interrotta localmente da difetti che
possono essere di vario genere.
Poiché
questi difetti influenzano enormemente il comportamento metallico sono
estremamente importanti per la metallurgia.
Sottoposto
ad uno sforzo crescente il metallo in un primo tempo si deformerà linearmente
secondo la legge
di Hooke in maniera elastica, e
reversibile una volta cessato il carico.
L'aumentare
dello sforzo oltre un certo limite imporrà in seguito una irreversibile
deformazione plastica accompagnata dall'incrudimento, cioè
un aumento progressivo della resistenza alla deformazione ed un carico di rottura sempre maggiore. Se il valore
teorico di energia necessario per deformare plasticamente un campione è
notevolmente maggiore rispetto a quello in effetti necessario ciò è dovuto alla
presenza di dislocazioni, ossia discontinuità di linea nella struttura
cristallina che a seconda della forma sono dette a vite, a spigolo o mista.
La
frattura si distingue a seconda della natura del metallo in
duttile o fragile. Nel primo caso il metallo si deforma sensibilmente nel campo
plastico, si verifica uno strizzamento a causa dei microvuoti venutisi a creare, la superficie di frattura
avrà la caratteristica forma di coppa cono. Nel secondo caso la frattura è
improvvisa, subito oltrepassato il limite elastico, la superficie
perpendicolare alla direzione dello sforzo, di aspetto brillante e cristallino.
Un
particolare tipo di frattura fragile è il cosidetto clivaggio (tipico della struttura c.c.c,
e.c più raramente), frutto di sforzi elevati condotti
a bassa temperatura. Il clivaggio è in genere transgranulare
ma può essere anche intergranulare se a bordo grano sono presenti particolari
precipitati o impurezze.
Il
creep è invece un fenomeno che avviene
ad alte temperature che in funzione del tempo vede prima l'aumento delle
dislocazioni e l'incrudimento, fenomeno non attivato termicamente (creep primario) quindi il disancoramento
delle dislocazioni (fenomeno questo si attivato termicamente) che comporterà la
rottura dopo aver pareggiato l'intensità dell'incrudimento (nel creep secondario la velocità di creep diventa stazionaria) la supera, accelera la velocità
di deformazione ( creep Terziario) e
induce la rottura.
La
fatica è quel
fenomeno per il quale un metallo sottoposto ad uno sforzo ciclico può pervenire
a rottura anche per valori dello sforzo molto al di sotto del suo limite limite di snervamento. Ad una prima fase di incrudimento (hardering) segue l'assestamento microstrutturale (softering), l'orientarsi delle dislocazioni presso
precise bande di slittamento, il presentarsi presso la superficie di
caratteristiche microintrusioni e microestrusioni. È lungo le bande di
slittamento, che si presentano dopo appena il 5% della vita utile del campione,
che avrà luogo la rottura il cui punto di innesco è appena al di sotto della
superficie. La rugosità superficiale è un parametro importantissimo per quel
che riguarda la resistenza a fatica di un metallo.
La
corrosione nasce
dalle iterazioni di ossidoriduzione con l'ambiente e naturalmente è
particolarmente dannosa per i metalli. Si cercano espedienti per prevenire come
un rivestimento in PVC, la
verniciatura o utilizzare un anodo sacrificale. Variegata la casastica: la corrosione può avvenire in fessura o per
aerazione differenziata, intergranulare, per 'pitting
(superato in un punto il film protettivo), esaltata da un ambiente galvanico o
dalle forti tensioni cui il pezzo è soggetto.
L'usura infine distrugge il metallo in
presenza di un ambiente tribologico dove cioè vi è
attrito tra il pezzo e altre componenti. L'usura può essere dovuta alle forze
fluidodinamiche, è detta tribossidazione in un ambiente
particolarmente aggressivo, si dice adesiva, quando è determinata da microgiunzioni venutesi a creare tra le creste di rugosità di due
corpi in mutuo slittamento l'uno sull'altro, o erosiva quando semplicemente una
superficie è in moto relativo contro particelle particolarmente dure. Un caso
particolare risulta la corrosione-erosione, in cui un'usura superficiale non
eccessiva è però sufficiente ad asportare lo strato superficiale passivato,
ripresentando quindi metallo vivo agli agenti corrosivi.
Diversi
trattamenti termici e termochimici sono imposti al metallo per modificarne le
caratteristiche resistive o di lavorabilità. Molti metalli hanno infatti
diverse varianti allotropiche in funzione della temperatura: tra questi il ferro passa dalla struttura c.c.c del ferro α a quella c.f.c
del ferro γ per poi, aumentata ulteriormente la temperatura, presentare
nuovamente struttura c.c.c con il ferro δ.
La
struttura cristallina di un acciaio può variare sensibilmente se una volta
portato al di sopra della temperatura di austenitizzazione
quello è lasciato dopo ad una temperatura al di sotto di quella. A seconda di
questa nuova temperatura potrà formarsi perlite (l'eutettoide lamellare
ferrite-cementite) o per temperature inferiori bainite
e financo martensite. È la Curva di Bain a
descrivere la trasformazione isoterma dell'austenite.
Le
leghe metalliche ferro-carbonio, cioè gli acciai (la
percentuale di C è inferiore al 2%) e le ghise sono importantissimi per la
Metallurgia. I trattamenti termici (leghe Fe-C) come ricottura, normalizzazione, tempra, rinvenimento casusano una modifica delle dimensioni del grano e delle
tensioni interne.
In
particolar modo la tempra vuole
ottenere, raffreddando il metallo al di sopra una certa velocità una
particolarissima struttura cristallina nota come martensite. La
tempra tradizionale, che dona al metallo una grandissima durezza e resistenza a
trazione a discapito di resilienza e tenacità, determina forti tensioni tra
cuore e superficie del metallo. Nella bonifica la tempra
è subito seguita dal rinvenimento che modifica la Martensite e riduce le
tensioni.
Sfruttando
la diffusione solida i trattamenti termochimici particolarmente usate sono la cementazione (che
sfrutta il C) e la nitrurazione
(che sfrutta N). Entrambe hanno come obbiettivo una superficie dura e un cuore
tenace e lavorabile. Perché il C possa diffondersi nell'acciaio è
indispensabile trovarsi all'interno del campo γ: dopo la cementazione si
ricorre ad una caratteristica doppia tempra (o in alternativa ad una tempra
diretta o indiretta). La nitrurazione è più costosa, avviene a temperature più
basse ma garantisce al metallo una maggiore durezza superficiale.
Le
materie prime nel ciclo di fabbricazione dei metalli appartengono
principalmente a 2 tipologie: i minerali dei metalli e i rottami metallici. Le
operazioni che conducono alla produzione di un metallo sono oggetto della metallurgia estrattiva o primaria.
I minerali sfruttati industrialmente sono principalmente ossidi, solfuri e silicati.
I
trattamenti di preparazione, che iniziano con la frantumazione della
roccia, servono a concentrare il minerale. Si aumenta la superficie di
contatto, si rendono le particelle equidimensionali e
si esegue l'arricchimento:
A
volte sono effettuati i trattamenti estrattivi preliminari, di natura
chimico-fisica, per trasformare i minerali in composti più facilmente
manipolabili (alcuni esempi: calcinazione, arrostimento).
In
base alla forma di energia utilizzata per separare il metallo dalle impurezze e dalla ganga si distinguono 3 principali
processi metallurgici:
Nei processi pirometallurgici
il caso più comune è quello degli ossidi e dei solfuri. Le reazioni di
dissociazione (endotermiche, cioè assorbono calore) sono:
2MeO ↔ 2Me + O2 - ΔHoss
2MeS ↔ 2Me + S2 - ΔHsol
Si consideri che la dissociazione avviene spontaneamente solo con la diminuizione dell'energia libera ΔG°
del composto. In base a tale principio e alla definizione di energia libera si
può calcolare la T*, temperatura minima di
dissociazione.
Per un ossido la T* può essere calcolata
con la relazione semiempirica di Matignon-Le Chatelier:
![]()
Quando la temperatura risulta troppo elevata, anche operando in sotto vuoto, si
utilizzano specie chimiche riducenti: rispetto al metallo esse hanno
maggiore affinità con l'ossigeno, formando così un ossido.
Maggiormente usato è il carbonio, come CO (riduzione indiretta)
e come carbone (riduzione diretta):
MeO + CO ↔ Me + CO2
MeO + C → Me + CO
Con i solfuri si avrebbe teoricamente la
dissociazione:
MeS ↔ Me + 0,5 S2
Tuttavia non si ha una corrispondenza univoca tra pressione e temperatura di
dissociazione, in quanto i solfuri formano soluzioni solide con i loro metalli
e il sistema diventa bivariante, cioè dipendente anche
dalla concentrazione.
Nei processi idrometallurgici
il minerale, solubile o reso tale, e la ganga sono immersi in soluzione
acquosa. La ganga insolubile è separata per filtrazione o decantazione, quindi
il metallo è estratto introducendo un sale o un altro metallo (meno importante
e recuperabile), che fanno precipitare il metallo principale e non le impurezze.
Nei
processi elettrometallurgici un sale metallico fuso o in soluzione
acquosa è sottoposto a dissociazione elettrolitica, con deposizione al catodo
del metallo per riduzione.
I
minerali più sfruttati sono gli ossidi (magnetite Fe3O4
ed ematite Fe2O3).
Il ciclo prevede le fasi:
1. pretrattamenti:
frantumazione e vagliatura;
2. arricchimento:
magnetico o per flottazione, fino al 65%;
3. agglomerazione:
polveri troppo fini intaserebbero l'altoforno, percui
si ricorre al sinteraggio (in sferule di 10-25 mm) o
alla pellettizzazione (aggiunta di umidità e fini di coke);
4. estrazione
pirometallurgica: nell'altoforno,
per riduzione del minerale ossidato con coke, si ottiene la ghisa di prima fusione;
5. affinazione
termica: la ghisa è trasformata in acciaio nei
convertitori L.D.;
6. lavorazioni
plastiche.
Il coke
metallurgico fornisce l'energia per la riduzione degli ossidi di Fe, il C per
la riduzione diretta e il CO per la indiretta.
Il calcare rende
fusibile la ganga, generalmente silicea, a una T di poco superiore a
quella del metallo.
L'altoforno è caricato con strati di minerale, calcare e coke.
La carica solida discende e avviene la riduzione prima indiretta, grazie al vento,
gas riducente a base di CO, e poi diretta, grazie al C. La ganga, il calcare e
il ferro si raccolgono nel crogiolo in due strati. Si giunge così alla ghisa
di prima fusione, che contiene C = 5%, Si < 3,5%, Mn < 2,5%, P <
1,5%, S < 0,1%.
Qust'ultima è versata nei forni convertitori LD,
insieme a rottame d'acciaio e calce.
In essi l'ossigeno riduce il carbonio, il silicio, il manganese e il fosforo;
la calce estrae lo zolfo.
Tutti
gli acciai speciali e parte di quelli di massa nascono dal ciclo
da rottame. La creazione avviene nel Forno Elettrico ad Arco (FEA) trifase
rivestito di materiale refrattario. La tensione elettrica fa scoccare un arco fra i 3
elettrodi di grafite e il metallo, che fonde per irraggiamento ed effetto Joule e si
porta a 1500°C circa.
Successivamente, se l'acciaio è di massa, nello stesso FEA è insufflato
ossigeno per ottenere la decarburazione e la defosforazione. Tale O, purtroppo, provoca
anche l'ossidazione di parte del Fe, che finisce nella scoria o rimane nel
bagno come FeO; si aggiungono allora Si e Al, più
affini per l'ossigeno rispetto al Fe, nella fase detta calmaggio
(evita la rimonta di acciaio trascinato dalle bolle di CO). Mn e Ca attuano la
desolforazione.
Se invece l'acciaio è speciale, per esempio ad alto cromo (soprattutto inossidabile), il bagno
è trasferito dal FEA al forno AOD (argon
oxygen
decarburation): questi gas riducono l'ossidazione del
cromo. Come l'LD, pure l'AOD a volte deve essere raffreddato (reazioni
esotermiche). Seguono il calmaggio e la
desolforazione.
Il
colaggio in lingottiera è necessario per manufatti di notevoli
dimensioni, ottenibili per fucinatura
di lingotti. Se l'acciaio contiene oltre lo 0,10% di C, è usata la materozza
per mantenere liquida la sommità del lingotto, dove così si forma la cavità di
ritiro. Se l'acciaio è extradolce (C < 0,10%), non si effettua il calmaggio e le bolle di CO compensano il ritiro: la
materozza non serve.
Nel colaggio in continuo il bagno passa da un bacino in refrattario a una
lingottiera, quindi a zone di raffreddamento e infine a una cesoia. Si ricavano
la billetta (lato < 120 mm), il blumo (lato >
120 mm), la bramma (per lamiere).
Il colaggio in forma è conveniente per pezzi complessi o ingrande
serie.
In
fisica, la temperatura
è la proprietà fisica di un sistema
corrispondente alle nozioni comuni di "caldo" e "freddo",
che estende rendendole misurabili quantitativamente. La corrispondenza tra tali
impressioni sensoriali e la temperatura misurata non è tuttavia perfetta:
normalmente il materiale con temperatura più alta è più caldo al tatto, ma ci
sono casi in cui ciò non vale: ad esempio un pezzo d'argento sembra
molto più freddo di un pezzo di plastica
alla stessa temperatura o anche a temperatura inferiore, a causa dellle differenze tra il calore specifico e
la conducibilità termica dei due materiali.
Formalmente,
la temperatura è la proprietà
che regola il trasferimento di energia termica o calore, da un sistema ad un
altro. Quando due sistemi sono alla stessa temperatura, si dice che si trovano
in equilibrio termico e non avviene nessun trasferimento di calore. Quando esiste una
differenza di temperatura, il calore
tenderà a muoversi dal sistema
a temperatura più alta verso il sistema
a temperatura più bassa, fino al raggiungimento dell'equilibrio termico. Il trasferimento di calore può avvenire per conduzione, convezione
o radiazione. (Si
veda la voce calore per
un'ulteriore discussione dei vari meccanismi di trasferimento del calore). Le proprietà formali della temperatura vengono
studiate dalla termodinamica.
La temperatura gioca inoltre una parte importante in quasi tutti i campi della scienza, ivi
inclusi, fisica, chimica e biologia.
La
temperatura è correlata alla quantità di energia termica o calore di un sistema. Se viene
aggiunto calore la
temperatura sale, similarmente un decremento di temperatura corrisponde a una perdita di calore del sistema. Su scala microscopica, questo calore corrisponde al movimento casuale
degli atomi e delle molecole del sistema.
Quindi un incremento di temperatura corrisponde a un incremento del movimento degli atomi del sistema.
Molte
proprietà fisiche dei materiali, inclusi
lo stato (gas, liquido, solido), la densità, la solubilità, la pressione del vapore e la conduttività elettrica dipendono dalla temperatura. La
temperatura gioca inoltre un ruolo importante nel determinare il tasso e l'estensione con cui
avvengono le reazioni
chimiche. Questa è una delle ragioni per cui il corpo umano ha vari ed elaborati meccanismi per mantenere la temperatura attorno ai 37°C, in
quanto pochi gradi in più possono risultare in reazioni dannose con serie conseguenze. La temperatura inoltre
controlla il tipo e la quantità di radiazione termica emessa da una superficie. Un'applicazione di
questo effetto è la lampada ad incandescenza, nella quale un filamento di tungsteno
viene riscaldato elettricamente ad una temperatura alla quale viene emessa una quantità
significativa di luce visibile.
La
temperatura è una proprietà intrinseca di un sistema, intendendo
con ciò che non dipende dalle dimensioni
o dalla quantità di materia del sistema. Altre proprietà
intrinseche includono pressione
e densità. Per contro
massa e volume sono proprietà estrinseche, e dipendono dalla quantità di materia presente nel sistema.
L'incrudimento
è un fenomeno metallurgico per cui un materiale metallico risulta rafforzato in
seguito ad una deformazione plastica a freddo. Spesso tale fenomeno è sfruttato
in alcuni trattamenti (come la pallinatura) per migliorare le
caratteristiche del materiale, come la durezza e la resistenza meccanica
(l'effetto è trascurabile, invece, sul modulo di elasticità E). Nei solidi metallici le
deformazioni plastiche sono generalmente causate, a livello microscopico, da
difetti del reticolo chiamati dislocazioni, che facilitano lo scorrimento dei piani
cristallini muovendosi attraverso il materiale. A bassa temperatura questi difetti
tendono a moltiplicarsi e ad accumularsi quando il materiale viene lavorato,
finendo per interferire tra loro, bloccandosi a vicenda ed aumentando quindi la
resistenza meccanica. Alle alte temperature ciò è compensato dal contemporaneo
fenomeno di recovery, che tende a "riarrangiare" il materiale in una forma più ordinata e
distesa, disperdendo le dislocazioni e annullando gli effetti
dell'incrudimento. Questo fenomeno è sfruttato nel trattamento termico di ricottura, che ha
per l'appunto lo scopo di addolcire il materiale annullando l'effetto di
incrudimento, lavorazioni e in genere altri trattamenti precedenti.
Per
deformare plasticamente un metallo occorre una tensione data
secondo la formula:
![]()
dove
σ è la tensione necessaria per deformare plasticamente un metallo, G è il
modulo elastico di taglio, b è il vettore di Burgers
delle dislocazioni e ρ è la densità di dislocazioni.
Ogni
materiale con un punto
di fusione ragionevolmente alto può essere indurito con questo
metodo. Si utilizza spesso per indurire leghe che non risentono dei trattamenti
termici, incluso l'acciaio
a basso tenore di carbonio.
L'Indio, poiché il
suo basso punto di fusione lo rende immune all'incrudimento a temperatura
ambiente, può essere utilizzato come guarnizione nei sistemi a vuoto.
Di
solito la lavorazione a freddo è ottenuta con lo stesso processo utilizzato per
dare la forma finale al pezzo, inclusa la laminazione a freddo (in
contrasto con la laminazione a caldo) e l'estrusione. Sono state ideate delle tecniche per mantenere la
forma del pezzo anche durante il processo di incrudimento, tra cui la pallinatura e la constant channel angular pressing.
L'incrudibilità di un materiale può essere prevista
mediante l'analisi della curva di stress-strain o studiata effettuando un test di durezza prima e
dopo il processo di incrudimento.
La
frattura in meccanica è un fenomeno che si presente a causa della fatica del materiale con la separazione in
due parti dell'oggetto. La frattura tende a propagarsi lungo le linee di
coesione realizzate dai cristalli di minerale che compongono il materiale
fratturato.
Si
distinguono due tipi di frattura a seconda della natura del metallo: duttile o
fragile. Nel primo caso il metallo si deforma sensibilmente nel campo plastico,
si verifica uno strizzamento a causa dei microvuoti venutisi a creare, la superficie di frattura
avrà la caratteristica forma di coppa cono. Nel secondo caso la frattura si
manifesta in modo improvviso, appena oltrepassato il limite elastico, la
superficie perpendicolare alla direzione dello sforzo si presenta di aspetto
brillante e cristallino.
La
fatica è un fenomeno meccanico per cui un materiale sottoposto a carichi
variabili nel tempo (in maniera regolare o casuale) si danneggia fino a rottura nonostante l'intensità massima dei carichi in
questione sia sensibilmente inferiore a quella di rottura o di snervamento statico del materiale stesso.
Esempio di generica curva di Wohler:
si nota che per numero di cicli nullo la curva interseca l'asse delle ordinate
in corrispondenza del carico di rottura statica
I
primi studi intorno alla fatica vennero compiuti alla fine del secolo XIX, in
seguito a una serie di rotture "inspiegabili" di assili ferroviari
progettati per resistere a carichi (statici) ben superiori a quelli cui invece
avveniva la loro rottura improvvisa in esercizio. In questo senso fondamentale
è l'opera del Wohler, che intuì che il
fenomeno era dovuto alla natura ciclica del carico cui l'assile era sottoposto
(flessione rotante) e tentò di ricostruire lo stato di sollecitazione in
laboratorio, mettendo in relazione l'ampiezza massima del ciclo di
sollecitazione con il numero di cicli che il pezzo sopportava prima della rottura:
ne ricavò una serie di curve su base statistica che ancora oggi sono chiamate diagrammi di Wohler e
costituiscono lo strumento base per la progettazione di componenti meccanici a
fatica. Da questi diagrammi si evidenzia per alcuni materiali
l'esistenza di un limite inferiore di sforzo massimo al di sotto del quale il
materiale non si rompe per effetto di fatica nemmeno per un numero "molto
alto" (idealmente infinito) di cicli. Questo valore dello sforzo è detto limite
di fatica del materiale.
Nel
caso dei materiali metallici (di gran lunga il più importante e il più
studiato) la fatica è legata ai fenomeni di micro-deformazioni
plastiche cicliche locali indotte dal ciclo di sollecitazioni. Esse sono
dovute al fatto che, per effetto di vari tipi di microintagli e/o discontinuità
(bordi grano, inclusioni non metalliche, composti interstiziali, rugosità
superficiali...) localmente il valore dello sforzo può superare il carico di
snervamento anche se il carico macroscopico esterno rimane sempre al di sotto
di esso. Il danneggiamento per fatica procede attraverso tre stadi: il primo,
detto di assestamento microstrutturale, ha l'effetto di stabilizzare il
ciclo di isteresi plastica della massa metallica (restringendolo o allargandolo
a seconda dei materiali, se prevale l'incrudimento o
l'addolcimento) e, di conseguenza, di stabilizzare alcune caratteristiche
meccaniche e fisiche dello stesso. Slittamenti "disordinati" dei
piani cristallini del metallo si localizzano in bande disposte a 45° rispetto
alla direzione dello sforzo applicato, generando microintrusioni e
microestrusioni , che nella successiva fase di nucleazione andranno a
costituire l'innesco del danneggiamento per fatica. Sul fondo di tali
microintrusioni, infatti, gli sforzi risultano amplificati per effetto d'intaglio cosicchè
facilmente il materiale in quel punto cederà e si formeranno delle
microcricche. Queste tendono a riunirsi andando a formare la cricca vera e
propria, che si considera ormai nucleata quando raggiunge la profondità di
circa 0,1 mm. Dopo la nucleazione della cricca, la sua propagazione
avviene in maniera transgranulare (come una frattura
fragile) e in senso perpendcolare a quello del
massimo sforzo (non più a 45°); ad ogni ciclo di sforzo la cricca avanza di un
"passo" e lascia a volte tracce caratteristiche, dette striature.
L'avanzare della cricca porta ad una progressiva diminuzione di sezione
resistente: quando questa diventa inferiore alla sezione critica, si ha la
frattura finale di schianto per sovraccarico (statico).
Le
cricche di fatica nucleano quasi sempre (eccetto
alcuni casi tipici, come la fatica per contatto ciclico negli ingranaggi) su una superficie libera del pezzo in questione:
questo per un concorso di cause (in superficie sono in genere massimi gli
sforzi dovuti a flessione
o torsione; in superficie sono in genere presenti difetti
microscopici come la rugosità superficiale che fungono da microintagli e
favoriscono l'innesco...). Per prevenire il danneggiamento per fatica o per
migliorare la resistenza ad esso in genere si ricorre a trattamenti quali:
-rullatura o pallinatura, che creano sforzi
residui di compressione sulla superficie, i quali tendono a richiudere
eventuali microcricche e rallentano l'evoluzione del danneggiamento;
-cementazione, nitrurazione o tempra superficiale,
per indurire (e quindi rinforzare) lo strato superficiale del pezzo senza infragilirne il cuore;
-rettifica o lappatura, per ridurre al minimo le
rugosità superficiali.
E' inoltre necessario, in fase di progettazione di un componente che dovrà
resistere a fatica, curare bene il disegno dello stesso in modo che non
presenti intagli o brusche variazioni di sezione che possano amplificare
localmente gli sforzi e in tal modo favorire la nucleazione di cricche di
fatica.
I
metalli puri si
trovano ad un livello energetico maggiore di quello a cui stanno i
corrispondenti minerali e tendono
quindi, in determinate condizioni ambientali, a degradare, cioè a ricomporsi
con altri elementi: questo processo è la corrosione. Esso si realizza
secondo diversi meccanismi.
Si
manifesta ai bordi dei grani di una soluzione solida,
in particolare dell'acciaio
inossidabile austenitico
o ferritico
che sia stato sensibilizzato con un riscaldamento oltre i 500°C. In
queste condizioni infatti si ha la precipitazione dei carburi di cromo,
i quali, grazie all'alta temperatura, diffondono verso le zone distorte (i
bordi dei grani), dove vi è una maggiore concentrazione di carbonio. Si crea
così una situazione di bordi dei grani ricchi di carburi di cromo, che fungono
da catodo, e di
matrice circostante con Cr < 12%, non più passivata e quindi fungente da anodo: può così iniziare la corrosione a
umido.
Una grana fine in questa situazione è controproducente, in quanto maggiore
estensione dei bordi dei grani implica maggiore estensione delle zone
sottoposte a corrosione.
La
rugosità è una proprietà della superficie di un corpo, costituita da
microimperfezioni geometriche normalmente presenti sulla superficie o anche
risultanti da lavorazioni meccaniche; tali imperfezioni si presentano
generalmente in forma di solchi o scalfitture, di forma, profondità e direzione
variabile.
La
rugosità di una superficie può essere misurata mediante strumenti denominati rugosimetri. Il procedimento di
misura della rugosità consiste nella registrazione del profilo della superficie
ottenuto lungo una determinata linea di misura (o di scansione); tale profilo
viene poi analizzato definendo un parametro numerico che costituisce la misura
della rugosità. Parte fondamentale del processo di calcolo dei vari
parametri di rugosità è l'operazione di filtraggio che consente di ottenere una misura della sola
qualità della superficie, depurata dagli effetti che gli errori di geometria
del pezzo hanno sul profilo misurato.
La
misura della rugosità Ra, espressa in micron, è il valore medio aritmetico degli
scostamenti del profilo reale della superficie rispetto alla linea media. Tale
misura è riferita ad una lunghezza di base l del profilo analizzato per
evitare l'influenza di altri tipi di irregolarità.
Il
valore Ra non è però sufficiente per definire completamente le
caratteristiche morfologiche della superficie, in quanto profili dagli
andamenti differenti da dallo stesso scostamento medio aritmentico
preenteranno lo stesso valore di Ra; per tale motivo
si sono introdotti altri paramenti, come Rq,
media quadratica degli scostamenti dei punti del profilo dalla linea media;
tale parametro, essendo una media quadratica è più sensibile ai bruschi
scostamenti del profilo da un andamento regolare ed è in generale maggiore
rispetto al valore Ra.
La
ricottura di una lega metallica consiste nel riscaldamento a una
temperatura inferiore a quella di fusione, seguito dalla permanenza di durata
opportuna e da un lento raffreddamento. Deve conseguire uno o più dei seguenti
obiettivi:
Viene
utilizzata prevalentemente nel trattamento dell'acciaio e del rame per prepararlo alle fasi successive
della lavorazione, rendendo il materiale più dolce e più omogeneo.
Tale trattamento consiste in un riscaldamento dell'acciaio sino ad una
temperatura al di poco superiore della temperatura di austenizzazione.
Il metallo sarà mantenuto a tale temperatura per un tempo sufficiente a
trasformarlo completamente in austenite. Segue un
lento raffreddamento in forno.
Tramite
la ricottura viene alterata la microstruttura del materiale, causando mutamenti
nelle sue proprietà quali la flessibilità e la durezza. Il risultato tipico è
la rimozione dei difetti della struttura cristallina. Può avere anche lo scopo
di uniformare la composizione chimica dell'acciaio, in tal caso il
riscaldamento è eseguito ad una temperatura più elevata e per tempi più lunghi.
I
processi che portano alle modifiche del reticolo cristallino durante la
ricottura hanno ispirato la ricottura simulata (o simulated
annealing) che è una metaeuristica simile agli algoritmi genetici.
La
normalizzazione è un trattamento
termico che consiste nel riscaldamento del materiale ad una
temperatura poco superiore a quella di austenizzazione (Ac3 +
50-70°C), nella permanenza per 15 minuti circa e nel raffreddamento in aria
calma.
Tale
processo è simile alla ricottura,
ma in questo caso il raffreddamento è più rapido.
Generalmente
si ottengono strutture simili a quelle di un materiale che ha subito la già
citata ricottura, la perlite che si ottiene con la normalizzazione è però
costituita da cristalli più minuti (a causa del raffreddamento più veloce). Ne
consegue il miglioramento della resistenza e lo spostamento verso sinistra
della transizione duttile - fragile.
Di
solito tale processo è eseguito come ultima operazione; può costituire il
rimedio a un surriscaldamento della grana, un metodo atto a
ridurre la superficie dei giunti, utile quindi per pezzi sottoposti in
esercizio ad alte temperature, o infine può attenuare l'estensione di bande
stratificate di fasi differenti (struttura che rischia di sottolineare il
comportamento della fase più debole).
Dovrebbe sempre essere effettuata su getti d'acciaio al carbonio e basso legati
e su quelli già sottoposti a ricottura d'omogeneizzazione, per affinare la
struttura grossolana.
É utile per annullare qualsiasi trattamento termico o meccanico (ad esempio tempra e incrudimento).
L'affinazione della grana che ne consegue è un'utile preparazione a successiva
tempra e cementazione.
Per
acciai da usare a basse temperature conviene la doppia normalizzazione:
una prima a più alta temperatura per meglio omogeneizzare, una seconda a più
bassa temperatura per affinare la grana.
Il
trattamento di tempra consiste in un brusco raffreddamento del metallo dopo
averlo portato ad alta temperatura; così facendo, il numero di vacanze (e quindi di cluster, cioè raggruppamenti di difetti
puntuali) che compete a tale temperatura è conservato a T ambiente: infatti
l'elevata velocità di raffreddamento inibisce l'azione diffusiva atta al
ripristino dell'equilibrio. Più in generale si può dire che la tempra, inibendo
i processi diffusivi necessari alla stabilizzazione termodinamica,
trasferisce a T ambiente uno stato termodinamicamente
competente a T maggiore.
Un monocristallo così trattato ha resistenza meccanica maggiore rispetto al
monocristallo raffreddato lentamente.
Grazie
alla tempra, per esempio, si trasforma la struttura perlitica del ferro in martensitica: si
porta il ferro da temprare a una temperatura di circa 50°C sopra quella di austenizzazione, segue poi un
raffreddamento molto rapido fino a temperatura ambiente: non avendo così il
tempo per diffondere, il carbonio
rimane intrappolato all'interno della cella gamma, che si trasforma in cella
alfa a temperatura ambiente; ciò fa si che si abbia una struttura tetraedrica
che è appunto la struttura della tempra chiamata martensite.
Note. L'Acciaio con concentrazione di C superiore allo 0,3-0,5% presenta un alto livello di rischio di criccature. La presenza di elementi leganti rallenta la dissoluzione dei carburi durante l'austenitizzazione
. L'uso di acciai legati in organi sollecitati a fatica o a flessione può essere pericoloso per il rischio di criccature ed è quindi sconsigliato se non indinspensabile.mentre le
curve CCT dipendono da
Bisogna evitare l'ossidazione e la decarburazione del pezzo temprato. Si può
quindi proteggerlo con:
É necessaria gradualità per evitare criccature e tensioni termiche.
Il tempo di permanenza dipende dal
grado desiderato di dissoluzione dei carburi:
Il fluido
ottimale deve assicurare:
I mezzi più
usati sono acqua, olio, sali fusi e aria.
L'aria è consigliata per acciai alto
legati e quelli basso e medio legati in pezzi complessi.
Esistono casi
particolari in cui il rinvenimento può portare a fragilità:
Con il
termine bonifica si può intendere: